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Benevento e la sua gloriosa storia
Benevento e la sua gloriosa storia

"... Nulla in Italia è più antico di Benevento che secondo le leggende locali fu fondata o da Diomede o da Ausone, un figlio di Ulisse e Circe. Essa fu senza dubbio un'antica città ausonica, fondata lungo tempo prima della conquista sannita di questa parte d'Italia.Pur tuttavia è come di una città sannitica che per primo sentiamo parlare di essa, ed è allora una fortezza così poderosa che sia nella prima che nella seconda guerra Sannita, Roma non ardisce attaccarla.  Nella terza guerra sannitica cadde nelle sue mani..."

Così scriveva Edward Hutton nel 1958.

La leggenda, quindi, ne attribuisce la fondazione al mitico Diomede approdato dopo la distruzione di Troia sulle coste pugliesi come testimonierebbe il suo stemma, il cinghiale di Calidone, e l’antichissimo nome Malòenton di origine greca e dal significato un tempo controverso: nel secolo scorso lo si riteneva proprio delle popolazioni abitanti sul golfo Maliaco (in Tessaglia) dal gentilizio Malieis, ma ora si è pressoché certi che significhi “giardino dei meli” (da malòeis).

In realtà la maggior parte degli archeologi appare concordo nel ritenere che Benevento sia stata fondata dagli Osci, quindi invasi dai Sanniti e infine, con molta probabilità, ampliata o distrutta e ricostruita da popolazioni di origine ellenica.

 

 

Periodo Romano

 

Per la prima volta nella storia romana nel 314 a.C. Maleventum venne definita a proposito della prima guerra sannitica quale fiorente centro del Sannio Meridionale. Nei suoi pressi le legioni di Papirio Cursore e di Bibulco sconfissero, nel corso della seconda guerra sannitica, le truppe sannitiche. Nelle vicinanze della città, nel 297 a.C., il console romano Publio Decio Mure avrebbe sconfitto durante la terza guerra sannitica gli Apuli, impedendo in tal modo il ricongiungimento con i Sanniti. Nel 275 a.C. i Romani vinsero Pirro venuto in Italia con i suoi elefanti: questo fatto si dimostrò fondamentale per lo sviluppo della città. Per assicurarsi il possesso di Benevento vennero dedotti nel 268 a.C. il primo stanziamento di coloni romani con diritto latino. A quest'epoca risale il nome di Beneventum mutuato da Maleventum, considerato di cattivo augurio. Durante la seconda guerra punica vennero combattute due battaglie decisive: nel 214 a.C. il generale cartaginese Annone fu sconfitto da T. Gracco; nel 210 a.C. il campo di Annone venne assalito e preso dal console Q. Fulvio.Nel 209 a.C. fu una delle diciotto colonie latine a somministrare contingenti di uomini e denaro per continuare la guerra. L'importanza della città crebbe con la realizzazione della via Traiana, nuovo tracciato della via Appia. Nell'86 a.C. i Romani la elevarono al rango di municipium. Verso la fine della Repubblica Benevento viene descritta come una delle città più floride del Meridione. Augusto, nel 42 a.C., vi deduce una nuova colonia mentre da Nerone viene dedotta una terza colonia che prende il nome di Concordia, come è documentato anche nelle iscrizioni del regno di Settimio Severo: Colonia Julia Augusta Concordia Felix Beneventum. Adriano poi la unì alla Campania. Benevento trasse particolari benefici dall'essere situata su una importante arteria di comunicazione quale era al tempo la via Appia ove vi confluivano la vecchia via Latina e la via Egnazia. Traiano la scelse quale punto di partenza per la via che prese il suo nome e fu così che per tutto il III e IV secolo d.C. la città prosperò in modo particolare arricchendosi di numerosi splendidi monumenti. In quel periodo fu la città più popolosa del Meridione dopo Capua.

 

Periodo Longobardo

 

La caduta dell’Impero Romano segnò un periodo di decadenza anche per Benevento che assunse una nuova gloria sotto la dominazione Longobarda. Benevento, all’inizio di questa dominazione (571) con Zottone I, fu un Ducato e poi, in seguito alla caduta del Regno di Pavia (774), fu elevata a Principato da Arechi II. Questi, amante delle arti e della cultura, realizzò numerose opere architettoniche come l’ampliamento della cinta muraria con la creazione della Civitas Nova (attuale Triggio), la chiesa di Santa Sofia insolita nella sua struttura, per metà circolare e per metà stellare e l’attiguo monastero benedettino con il bellissimo chiostro. Altra notevole testimonianza dell’epoca Longobarda è la chiesa di Sant’Ilario a breve distanza dell’Arco di Traiano. La corte di Arechi divenne uno splendido centro di cultura illuminato dall’ingegno di Paolo Diacono ed anche l’economia ebbe un forte impulso grazie alla zecca introdotta per battere moneta (soldo aureo). Il Ducato Longobardo durò circa 5 secoli e morto Landolfo VI (1077) la città passò sotto il dominio pontificio che, pur con qualche interruzione, si protrasse per quasi otto secoli.

 

La Dominazione Pontificia

Il dominio pontificio sulla Città di Benevento cominciò di fatto nel 967 con l' istituzione della Metropolia, la prima nell' Italia meridionale, e si trattava comunque di una sovranità religiosa. Lo svolgimento storico che condusse l' antica e gloriosa Città longobarda alla sudditanza feudale alla Chiesa avvenne prevalentemente per processi che avevano a che fare più con la regressione politica e civile seguita allo smembramento del Principato che con gli sconquassi e spartizioni delle invasioni nordiche. E avvenne per fasi diverse e successive, la prima delle quali fu una supplica accorata "ad Leonem IX...ut veniat" (1082). La ragione della supplica era che una volta Benevento ridotta ad un piccolo Ducato si sentiva pericolosamente isolata e indifesa dalle incursioni e razzie dei Normanni. Tale atto tuttavia è da inquadrare storicamente nella Constitutio del 12 agosto del 1073 approvata da Gregorio VII e Landolfo VI, in forza della quale i Principi longobardi si impegnavano perpetuamente all'obbedienza al Papa e sudditi della Chiesa. Successivamente, Pasquale II consolidò le fondamenta del dominio pontificio con un provvedimento istituzionale che accordava ad un suo rappresentante la funzione di mediazione tra la cittadinanza beneventana e la Sacra Consulta che era l' organo politico della Chiesa. Questa figura istituzionale (in sèguito definita Rettore e poi Delegato Apostolico) finì con l'assumere un ruolo politico nel governo di Benevento in quanto andò progressivamente svolgendo funzioni di mediazione "materiale" fra i ceti sociali cittadini più che di mediazione fra la Città e la S. Sede. Per comprensibili ragioni il ceto dei nobili godeva presso il Papato, oltre che di prestigio, di un atteggiamento "politicamente" favorevole in virtù e in funzione del suo status sociale. Così che, quando Urbano II "investit Ansonem (filium Dacomarii rectoris) de dominio Beneventi" (1097), nella Città si andarono delineando due opposte tendenze politiche incernierate sui due ceti, quello nobiliare e quello popolare. Perché i nobili difendevano la designazione pontificia, i popolari proponevano invece la designazione di Landulphus Burellus. Da questo momento si andò creando una contrapposizione politico-sociale che definire vivace è poco, perché essa sfociò spesso in atti criminali e assassini, e durò praticamente fino al 1860, l' anno della caduta del Delegato Apostolico Agnelli a Benevento, della cacciata dei Borboni da Napoli, e della vittoria dei Savoia in Italia (1861). Benevento sotto la Chiesa godette di una certa autonomia amministra tiva. A capo della città vi era il rettore, che nei primi tempi fu elettivo; si occupava, oltre che di affari prettamente politici, dell'erario e di importanti questioni giudiziarie. In questo era coadiuvato da un collegio di giudici, che fungevano anche da notai. Oltre a questi amministratori dipendenti direttamente dal papa, vi era un consiglio popolare.

 

Periodo Risorgimentale

In cambio dell'incorporazione nel regno sabaudo, Salvatore Rampone ottenne che a Benevento fosse creata una Provincia ad hoc che comprendeva anche alcuni territori dalle province del Regno delle Due Sicilie più prossime (Principato Ultra, Molise, Terra di Lavoro, in minor misura Capitanata). A causa della sua centralità nelle comunicazioni ferroviarie fra Roma e Puglia, la città venne colpita in maniera durissima dai bombardamenti angloamericani nel 1943. Il 21 agosto gli Alleati cominciarono a bombardare la città per stanare i tedeschi e spingerli a risalire la Penisola: il primo obiettivo centrato fu la stazione ferroviaria. L'8 settembre 1943 venne firmato l'armistizio di Cassibile, ma per la città non ci fu tregua: arrivò un nuovo bombardamento degli angloamericani, questa volta nella zona intorno al Ponte Vanvitelli. I bombardamenti continuarono nei giorni 11 e 12 settembre. Il 15 fu il giorno più funesto per la città: cinque ondate di bombardamenti spianarono per intero Piazza Duomo e Piazza Orsini. Duemila morti tra la popolazione civile, l'apparato industriale della zona ferrovia quasi azzerato, 5.000 vani distrutti, quasi 4.000 fortemente danneggiati, fu il tragico bilancio delle incursioni aeree. Qualche settimana dopo, il 2 ottobre 1943, i tedeschi lasciarono la città. Per il comportamento della cittadinanza in queste difficili circostanze, nel 1967 la città sarebbe stata insignita della medaglia d'oro al valor civile. Pochi anni dopo la guerra, la terribile piena del fiume Calore del 2 ottobre 1949 portò ancora vittime e distruzione. L'economia della città, tradizionalmente agricola, nel secondo dopoguerra si è poggiata prevalentemente sul settore pubblico: i numerosi impieghi nelle pubbliche amministrazioni e, comunque, le maggiori possibilità di lavoro hanno indotto molti degli abitanti dei comuni della Provincia ad inurbarsi. L'ampliamento della città, almeno sino agli anni Settanta, non è stato governato efficacemente dai pubblici poteri; una prima inversione di tendenza si è osservata negli anni Ottanta, ma è negli ultimi anni che Benevento è cambiata radicalmente. Da un lato sono sorti l'università e centri di ricerca come il MARSec, dall'altro i numerosi interventi di riqualificazione e restauro del centro storico hanno reso la città elegante e ospitale. Oggi Benevento punta a divenire un'importante meta di turismo culturale.

 

12
06
2009
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Redattore